Vuoi salvare il mondo? Segui Chihiro nella Città Incantata

La prima volta che ho incontrato l’opera di Myazaki è stato durante il periodo universitario, all’interno di una rassegna cinematografica, presso il cineteatro dell’Università di Cagliari in cui trasmettevano “Il Castello Errante di Howl”. Da quel momento ho amato ogni sua opera.

Dal 1 al 6 luglio 2022 è tornato al Cinema “La Città Incantata”, il primo dei cinque titoli di Hayao Miyazaki che compongono la rassegna “Un mondo di sogni animati“.

La Città Incantata è un film d’animazione giapponese di Hayao Miyazaki, che si ispira al racconto per bambini Il meraviglioso paese oltre la nebbia, di Kashiwaba Sachiko. Il film ha vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino nell’anno 2002 ed è riconosciuto, ancora oggi, come capolavoro assoluto ricevendo il premio Oscar come miglior film d’Animazione nel 2003, l’anno in cui arriverà nei italiani.

Se non avete visto il film potete leggere la trama qui: https://it.wikipedia.org/wiki/La_citt%C3%A0_incantata.

Questo sarà il primo di una serie di articoli sull’opera del Maestro dal punto di vista archetipico e immaginale.

Introduzione

Oggi sempre più persone sentono il bisogno di cambiare un mondo che non gli piace ma partendo dalla prospettiva sbagliata: vogliono cambiare i genitori, il partner, i colleghi di lavoro, i governi o scaricano la responsabilità sulle banche e le multinazionali.

Ma quanto reale potere abbiamo di cambiare gli altri o la società attraverso l’indignazione e la lamentela?

E se il cambiamento fosse invece nelle mani delle nuove generazioni e non di quelle vecchie?
E se servisse invece un cambio di prospettiva, da cui guardiamo gli eventi, che i bambini sono i primi a insegnarci?
Allora partiamo per un viaggio interiore per scoprire le immagini della psiche con l’aiuto di Chichiro. 

Il monomito e il viaggio dell’eroe

Secondo J. Campbell (1949) antropologo e studioso di religioni “Il Viaggio dell’Eroe” rappresenta la narrativa originaria da cui miti, fiabe e leggende nascono. E su questa struttura universale, che definisce nel suo libro L’eroe dai mille volti, il “monomito”, che si sono costruite le narrazioni mitologiche e letterarie.

Il Monomito ha influenzato anche il ed è stato ripresa dallo sceneggiatore (script analyst) Christopher Vogler (1998) nel suo libro Il viaggio dell’eroe. La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e per descrivere uno schema che ritroviamo nella sceneggiatura di quasi tutti i film: l’eroe mitico affronta un percorso avventuroso e ritorna vittorioso.

Il Viaggio dell’Eroe  rappresenta il cammino della nostra vita, fatto di chiamate all’avventura, soglie da attraversare, prove, pericoli e difficoltà, alleati e antagonisti. E’ un archetipo della trasformazione perché l’eroe o l’eroina, tornano dal viaggio psicologicamente diversi, più maturi, più consapevoli, e sono pronti per una nuova fase della loro vita.

Il viaggio di Chihiro è il viaggio che tutti noi intraprendiamo dall’età dell’innocenza all’età adulta.

Il mondo ordinario e la chiamata all’avventura

La psicologa esperta di cinematerapia Giorgia Gabellieri Bargagli scrive: il percorso dell’eroina è analogo a quell’eroe con alcune sostanziali differenze: si parte da un’innocente che, una volta abbandonato il mondo conosciuto, diventa Orfana e, successivamente, Angelo custode, quando finalmente incontra il proprio Animus si fa Guerriera e, quando riesce a unire l’Animus con l’Anima, diventa finalmente Maga.

Per lo psicoanalista C.G. Jung esistono due archetipi dentro ognuno di noi: l’ è la parte femminile nella psiche dell’uomo e l’Animus è la parte maschile nella psiche della donna. Per scoprire e conoscere queste parti l’eroe o l’eroina hanno bisogno di un altro archetipo: il Viandante.

La trasformazione avviene quando ci si mette in viaggio per incontrare l’altro fuori e dentro di noi.

Chihiro ci viene presentata come una bambina goffa, maldestra, con il viso pallido e il corpo lungo e sottile. Non sorride mai e l’espressione del viso è imbronciata e scontenta. E’ sprofondata nel sedile dell’Audi dei genitori che la stanno portando via da casa, per trasferirsi per motivi a noi sconosciuti. E’ circondata da borse e sacchetti. La sua voce è ansiosa e contrariata e rivela un atteggiamento negativo verso la novità. Tutto ciò che le resta dei suoi amici è un bouquet di fiori: “È l’unico bouquet che ho mai ricevuto, ed è un regalo di addio. Quanto è deprimente,”

Queste parole ci danno un primo indizio importante: la bambina prova tristezza, è deprimente per lei lasciare la propria casa per iniziare una nuova vita. E non servirà sentirsi ricordare dalla madre che il papà gli aveva comprato un bouquet per il suo compleanno. Di fronte a tale cambiamento, quando i genitori le indicano la nuova scuola lei reagisce sollevandosi dal sedile e tirando fuori la linguaccia all’edificio. E’ la prima “ribellione” all’autorità.

Oggi tanti “adulti” si ribellano ancora all’autorità esterna come bambini capricciosi senza aver compiuto un vero percorso di conoscenza del proprio orfano interiore e rimangono bloccati in una visione del mondo semplicistica.

 

Chihiro sembra soffrire di un eccesso di protezione ma gli Dei sanno bene che in un mondo che non lascia più tempo ai bambini di annoiarsi, di sperimentare, di sbagliare e imparare, l’aiuto che possono offrire è diverso da quello genitoriale. Ogni volta che ci ritroviamo in un mondo che non ci appartiene ci sentiamo orfani senza casa.

Lasciamo la sicurezza dell’innocenza per entrare in una realtà che non conosciamo e ci spaventa. Il passaggio dal conosciuto allo sconosciuto è quello che, nei riti di passaggio, viene definito come “liminalità” (limen): l’attraversamento di una soglia. L’eroina oltrepassa una soglia, abbandona la sicurezza della casa, della famiglia, e parte alla ricerca di se stessa.

Nelle tradizioni sapienziali e spirituali antiche l’ selvaggia, l’io istintuale, si esprime nell’ o “liminale” la zona tra inconscio e conscio dove immaginazione e realtà operano congiuntamente. In questo “luogo”, che è un non luogo, troviamo i simboli e gli , che sono le forme dell’esperienza umana.

Nel film la prima soglia è rappresentata dal tunnel che separa i due mondi: il mondo degli uomini e il mondo degli Dei. Chihiro per intraprendere il suo viaggio deve lasciare la casa dei genitori e superare il legame di attaccamento che la unisce a loro, tanto che inizialmente la madre le dice più volte di staccarsi da lei mentre percorrono il tunnel. 

Quando la famiglia scenderà dalla macchina, dopo essersi persa nel bosco, Chihiro ha paura, fa resistenza e piagnucola, ma seguirà i suoi genitori, nonostante il suo presentimento si rivelerà corretto. Il questo distacco entra in gioco il legame forte tra madre e figlia femmina che è differente dal legame tra una madre e un figlio maschio.

Il bosco è, all’interno di fiabe e miti, un’immagine della vita. Mi ritrovai in una selva oscura…” scrive Dante all’inizio della sua Divina Commedia dove incontrerà Virgilio che lo aspetta all’ingresso dell’Inferno. 

Ed è in questo esatto momento che Chihiro riceve il primo appello all’avventura. All’inizio è riluttante, rifiuta l’appello, nonostante i genitori proseguono spediti dentro il tunnel, lei si aggrappa prima al padre e poi alla madre tirandoli indietro ma è l’unica ad osservare come il vento la spinga verso l’entrata del tunnel.

E’ l’attraversamento della prima soglia. 

Il Mentore e la decisione

Quando Chihiro si perde nella Città incantata il primo personaggio maschile che incontra, all’ingresso dei bagni pubblici, è Haku che sarà il motore di cambiamento della storia.

Haku è un ragazzo centrato, silenzioso, consapevole delle sue capacità. E’ il Kami di un fiume, vittima del sapere e della conoscenza di Sai Baba, a cui si è consegnato come apprendista per impararne le arti magiche. Haku è “prigioniero” della magia che lo spinge a compiere azioni disoneste. Quando incontra Chihiro le dice: “Non puoi stare qui. Scappa e nasconditi”.

Haku rappresenta anche l’Animus di Chichiro, la sua parte maschile inconscia, e come altri personaggi il ragazzo, subisce uno sdoppiamento della personalità, quella pubblica, controllata dalla strega, e quella privata, gentile e compassionevole. Sdoppiamento che confonde la bambina.

La protagonista non è ancora pronta ad affrontare il suo destino. In questa fase il personaggio del Mentore è fondamentale. Non è solo un saggio consigliere ma è quello che aiuta l’eroe a uscire dal suo egocentrismo, dal suo stato di innocenza, per aprirsi al mondo e sviluppare le sue doti e capacità latenti, sentire la voce del Daimon.

Haku è il Dio del Vento, e come tale la spinge ad agire, a fare delle scelte. Spesso nella vita evitiamo di scegliere o procrastiniamo per non affrontare il cambiamento. Abbiamo paura delle nostre emozioni e cerchiamo di restare nella zona di comfort. Il vento è simbolo di azione, cambiamento, perché ci spinge a fare una scelta e seguire una direzione.

Quando Chihiro prova a tornare indietro si accorge che è troppo tardi. Tra la Città Incantata e l’ingresso del tunnel ora c’è l’acqua. L’acqua, i fiumi e gli oceani, creano distanze e confini. E’ il simbolo del nostro mondo emozionale. E solo ascoltando le emozioni possiamo attivare un cambiamento profondo nella psiche. Ed è solo quando la protagonista inizia a cambiare che l’acqua si presenta nel corso di tutto il film, dall’inizio alla fine, e scompare solo quando lei è pronta per tornare a casa.

E l’acqua sgorga con le lacrime dal suo viso quando Haku la trova rannicchiata dietro un cespuglio e le offre del cibo. Chihiro sta dando spazio alla sua tristezza, alla sofferenza, e sta iniziando a cambiare. Non potrà più essere la bambina di prima. Sta lasciando definitivamente la sua innocenza per entrare nella fase dell’Orfana. Haku la incoraggia a sfogarsi e a mangiare. Il cibo rappresenta il nutrimento del corpo e dell’anima. Ed è sempre lui che la invita all’azione anche questa volta: dovrà presentarsi da Sai Baba e chiedere un lavoro. Perché chi non lavora non sopravvive. Ma dovrà farlo da sola. 

E Chihiro prende la decisione di affrontare Sai Baba, spinta da Haku, ma sul confine che separa il mondo ordinario dal mondo straordinario, dovrà prima affrontare i Guardiani della soglia. Questi guardiani possono avere sembianze minacciose e incutere terrore ma il loro compito è quello di saggiarne la determinazione mettendo alla prova l’eroe o l’eroina.

Incontri e prove

Una volta varcata la prima soglia l’eroe si addentra nel nuovo mondo dove farà una serie di incontri: amici, alleati e nemici. Il secondo incontro che fa Chihiro è quello con Kamaji, spirito dalle sembianze di un ragno antropomorfo, che lavora nelle caldaie dei bagni degli spettri. Haku ha suggerito a Chihiro di presentarsi chiedendo un lavoro e di farlo con insistenza se non vuole scomparire. Non lavorare significa infatti non esistere.

Uno dei temi centrali del film è proprio il lavoro nella società capitalista rappresentato in questo caso dall’impresa di Yubaba. L’individuo per avere una sua identità deve lavorare, diventando “adulto” ma allo stesso tempo perde la sua identità omologandosi e diventando un meccanismo del sistema. Kamaji ama il suo lavoro ma è talmente alienato che non si ferma quasi mai e le sue braccia non le bastano per aderire a tutti i compiti.

La Città incantata sottolinea un cambiamento di mentalità e di cultura con le conseguenze che esso comporta nella formazione degli individui. Lo comprendiamo dalla presenza dei Susuwatari, esserini neri e fuligginosi tutti uguali, creati dal fuoco e che rappresentano gli operai costretti ad aiutare Kamaji ad alimentare il fuoco che riscalda l’acqua delle terme.

I Susuwatari attirano la curiosità e la pena di Chihiro che proverà ad aiutarli nel loro faticoso compito di trasportare il carbone. Questa azione servirà, dopo numerose insistenze, a conquistare la loro fiducia e soprattutto quella di Kamaji che dirà alla bambina: “se vuoi lavorare non puoi fare il lavoro degli altri.”

Il fuoco, dal punto di vista immaginale, è il terzo dei quattro elementi secondo le cosmogonie occidentali e le tradizioni sapienziali dell’antichità. Era comunemente ritenuto sinonimo di energia, grinta e passione, oltre a possedere diverse proprietà. E’ un elemento sacro. L’accesso alla dimensione sacra, secondo Campbell, necessita di determinazione, chi coltiva troppi dubbi non riuscirà mai a raggiungerla. Chihiro, una volta varcata la soglia, deve crescere e abbandonare gli atteggiamenti infantili dell’Orfana e diventare una Guerriera.

L’archetipo del Guerriero rende l’individuo coraggioso, forte, e gli permette di porsi obbiettivi da raggiungere e di combattere per sé, per la propria famiglia, e per gli altri. Chihiro deve essere convinta di lavorare perché solo così conquisterà la fiducia di Kamaji, arrivare da Yubaba per avere un contratto e avere accesso al “mondo del lavoro” liberando i genitori dall’incantesimo. I guardiani della soglia, ci ricorda la dott.ssa G.G. Bargagli sono gli ostacoli che ci bloccano quando decidiamo di affrontare nuove esperienze di vita: i datori di lavoro, i colleghi, i vicini di casa, i parenti, gli abitanti della città in cui andiamo a vivere…

Chihiro attraversa così un’altra soglia e arriva da Yubaba. Durante tutto il corso del film la bambina si sposta attraverso delle soglie, muovendosi tra corridoi, porte e finestre. E questo movimento è anche il riflesso della società giapponese di quel periodo in cui bisogna produrre e consumare, senza fermarsi mai. Chihiro, riesce finalmente ad avere un contratto da Yubaba ma dovrà rinunciare al suo nome. Da ora in poi si chiamerà Sen. La prima prova è superata.

Gli antagonisti e le prova suprema

Gli incontri e le esperienze vissute da Chihiro hanno iniziato a farla maturare: ha dovuto rinunciare al suo nome ma ha fatto già numerosi incontri, sta imparando a fidarsi di se stessa, a non aver paura di rischiare, di dare e di ricevere. Sta imparando a lavorare alle terme e a fare la conoscenza di strani personaggi. Ma deve ancora affrontare lo scontro con l’antagonista.

In un scena del film, Chihiro incontra più volte un personaggio, dalle sembianze di uno spirito nero con una maschera, inventato dalla matita di Miyazaki per rappresentare l’ingordigia del Giappone contemporaneo. Così è nato Kaonashi (senza volto) una “divinità vagabonda che non ha nessun riferimento con la tradizione giapponese”.

Kaonashi infatti arriva alle terme e viene fatto entrare da Chihiro che lo scambia per un cliente. Ed è da questo momento in poi che la figura oscura con il volto nascosto da una maschera segue la bambina cercando di comunicare con lei e attirando la sua attenzione con versi e gesti gentili per sdebitarsi. Ma, a differenza del personale delle terme, lei è l’unica a non accettare i doni e le lusinghe dello spirito che si sente così addolorato da questo rifiuto.

Chihiro è infatti ancora “pura” e non può essere toccata dal consumismo. Ecco perché quando Kaonashi inizia a distribuire l’oro tutti si precipitano ingordi ai piedi della divinità senza accorgersi che lo spirito inghiotte, uno dietro l’altro, gli inservienti delle terme. E proprio come rappresentazione dell’ingordigia lo spirito inizia a mangiare in maniera compulsiva qualsiasi cosa incontra mostrandosi per quello che è: un demone dal corpo smisurato, il ventre enorme, e la testa piccola incassata sulle spalle alla quale è attaccata ancora la maschera dall’espressione triste e gentile.

Kaonashi cerca di riempire il “vuoto” che sente dentro di sé attraverso una forma di bulimia. Ma in realtà quello che vorrebbe è solamente un’amicizia per sentirsi meno solo e pensa che Chihiro potrebbe essere l’amica che cerca. La bambina infatti affronta l’avversario rifiutando l’oro, i beni materiali, ma offrendogli amicizia gratuitamente.

Se Kaonashi rappresenta il consumismo del Giappone contemporaneo Chihiro incarna, in questa fase del viaggio, l’archetipo dell’Angelo custode. Quella parte di noi che crea comunione aiutando gli altri a sentire che sono protetti, amati e stimati, incoraggiando rapporti positivi fra le persone e creando l’ambiente dove ci si possa sentire a proprio agio. Il senza volto è l’aspetto ombra dell’Angelo Custode perché è castrante e divorante come quei genitori o amici che ti ripetono: “dopo tutto quello che ho fatto per te…” 

Il principale problema dell’Angelo Custode è la sua dipendenza dagli altri e il senso di inutilità ed impotenza nello stare solo con se stesso.

Ma ancora prima del suo bisogno di dare l’oro per ricevere amicizia, il senza volto riceve l’idea dell’oro da un altro personaggio: il Dio del fiume. Un altro kami, o spirito, che si presenta completamente coperto di fango alle terme. Nessuno riconosce il Dio inizialmente ma tutti percepiscono solo la puzza e l’aspetto terrificante.

Questo aspetto del Dio del fiume inquinato rappresenta il “marcio” che noi esseri umani abbiamo scaricato nell’ambiente. E il Dio si presenta sofferente alle terme proprio per reclamare il suo bisogno di essere ripulito e lo pretende dagli uomini. Gli unici responsabili della sua sofferenza.

Tutti si defilano davanti a un compito così ingrato, nessuno di noi vuole prendersi la responsabilità dell’inquinamento, ma abbiamo bisogno di scaricarla sugli altri, sui governi, proiettando il male all’esterno. Chihiro, spinta da Yubaba, si impegna a “ripulire” il fiume ricevendo due doni per il suo difficile compito: l’oro e la medicina.

Ma mentre gli inservienti si buttano disperatamente alla ricerca delle pepite d’oro, accalcandosi, rubandole agli altri, la bambina è l’unica che riceve il dono della “cura” di ogni male. Solo Chihiro si rende conto che il vero valore non è quello dell’oro ma quello di potersi prendere cura degli altri. Lei sta maturando e non è stata ancora condizionata dalla mentalità del lavoro come “schiavitù” per vivere. Lavorare per guadagnare e comprare oggetti da consumare.

E la maturità della bambina si evince dal fatto che ora non si lamenta più, come all’inizio, di ogni cosa ma diventa sempre più umile e affronta prove terribili senza dimenticare mai il suo nome e portando il suo aiuto agli altri.

E lo percepiamo soprattutto quando userà la medicina per curare la ferita di Haku, nelle sembianze di drago, dopo averlo visto atterrare alle terme inseguito da strani fogli di carta mortali. Chihiro sta iniziando a sviluppare le doti dell’archetipo della Maga, la curandera, utilizzando il dono che le è stato dato dal kami del fiume.

Diventiamo maghi o maghe quando trasformiamo la realtà attraverso la propria coscienza, con lo scopo di cambiare sé stessi e il mondo esteriore. Quando attiviamo l’archetipo del mago attiriamo o allontaniamo situazioni e persone non per mezzo delle leggi di causa ed effetto ma per mezzo delle sincronicità (utilizzando un termine junghiano).

Ci affidiamo meno alla logica e utilizziamo l’intuito che è una facoltà poco utilizzata a differenza della mente razionale la quale è strumento dell’Io.

Il ritorno a casa

La missione di Chihiro, come eroina, non è solo quella di salvare i genitori ma Myazaki ci sta dicendo che la società non può essere cambiata dalle vecchie generazioni e dalla mentalità capitalista e imperialista, rappresentata dai maiali che mangiano e consumano senza sosta, ma sono le nuove generazioni ad avere la responsabilità di cambiare il mondo anche per noi facendo scelte differenti.

Se oggi stiamo vivendo questa grande crisi è proprio perché i modelli sociali, che stanno portando alla distruzione ambientale, sono alimentati dagli adulti mentre i bambini nascono e vengono educati agli stessi modelli da questo tipo di società che il sociologo Bauman definiva “società liquida”. Bauman sostiene che l’incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori.

E nel film i genitori rischiano di essere macellati da Yubaba, come maiali, perché questo diventa il destino di ogni consumatore dentro questo folle sistema produttivo. Ma c’è un altra dimensione che viene sottolineata nel film ed è quella del lavoro tradizionale, artigianale, di una volta. Questo lavoro è rappresentato da Zeniba, la sorella gemella di Yubaba, che vive in una piccola casetta in campagna e avrà un ruolo fondamentale nell’ultima prova affrontata da Chihiro.

L’aiuto di Zeniba si dimostrerà essenziale per ritrovare i genitori e il fermacapelli che Chihiro riceverà in dono non solo la proteggeranno nell’ultima prova ma rappresenterà la traccia tangibile della sua esperienza nel mondo soprannaturale degli Dei. Quando Chihiro partirà dalle terme, accompagnata dal senza volto e dagli altri due personaggi trasformati da Yubaba, il figlio Bò e l’uccello con le somiglianze di Yubaba, alla ricerca della casa di Zeniba questo le permetterà di capire la vera natura della strega tanto da chiamarla, alla fine del film, “nonna”.

Il fermacapelli regalato a Chihiro rappresenta il “tesoro” perché è un pezzo unico, “magico”, realizzato dai suoi compagni di viaggio, che non può essere prodotto industrialmente. In realtà Zeniba e Yubaba sono la stessa persona ma rappresentano due aspetti complementari della psiche e della società: quello più intimo e autentico del nostro privato e quello più competitivo e superficiale legato alla “Persona”, il ruolo sociale, come la definiva Jung.

Alla fine Chihiro ritrova i suoi genitori, e quando le verrà chiesto di riconoscerli tra i maiali, lei risponderà che i suoi genitori non si trovano lì, in mezzo agli altri maiali, perché è maturata. Yubaba non ha più potere su di lei, perché il lavoro e il consumismo non l’hanno condizionata, ma ora che sa apprezzare le persone e rivalutare i suoi genitori, può tornare a casa. Sconfitto l’antagonista, l’eroe o l’eroina, possono accedere all’oggetto della ricerca, il tesoro, ma il viaggio li avrà trasformati profondamente.

Con il prezioso aiuto di Haku, che saluterà liberandolo dall’incantesimo, Chihiro si rende conto del vero significato di crescere: amare, comprendere e mostrare compassione verso il prossimo. Ora che è più grande e saggia potrà tornare a essere una bambina ma più consapevole, incarnando nuovamente l’archetipo dell’Innocente.

Perché non possiamo cambiare i nostri genitori, gli altri o il mondo se prima non comprendiamo da quale prospettiva dell’ o predisposizione archetipica stiamo osservando il mondo e in base a quale spinte interiori stiamo agendo. 

Bibliografia: 

L’Incanto del Mondo. Il Cinema di Miyazaki Hayao di A. Antonini 

Le immagini dietro le emozioni di G.G Gabellieri

L’eroe dai mille volti di J. Campbell 

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Chi siamo Tiziano Cerulli

Psicologo e Istruttore di mindfulness ad approccio immaginale

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