L’approccio narrativo e immaginale

La valle del fare anima
Foto: from Arthur’s seat. Edinburgh. — a Edimburgo.

La visione è una moderna corrente psicologica, avviata in occidente dallo psicoanalista svizzero C. G. Jung attraverso la psicologia analitica, e rielaborata dal suo allievo, James Hillman, il padre della psicologia archetipica che, per usare una sua nota espressione, ritiene che il compito principale della sia quello di “fare anima senza fare diagnosi”.

L’espressione “fare anima” è presa in prestito dal poeta John Keats che in una lettera al fratello scrive: “Chiamate, vi prego, il mondo la valle del fare anima. Allora scoprirete a che serve il mondo”. Un’immagine che avvicina la nostra vita al peregrinare per il mondo con il fine di trasformare gli eventi che viviamo in esperienze.

Hillman è stato un filosofo, saggista e psicoanalista le cui idee hanno trovato seguito non solo tra chi si occupa di o di psicoterapia ma anche tra artisti e scrittori proprio perchè il suo pensiero si focalizza su due aspetti della psiche umana, l’anima e l’immaginazione. Ma parlare di ‘anima‘ non significa parlare di un elemento concreto o di una sostanza, ci dice Hillman, ma è riferirsi a una prospettiva, a un atteggiamento, a una ‘visuale sulle cose’ che ci permette di dare significato agli eventi, che a loro volta avranno un determinato effetto su di noi. L’idea di fondo è che l’anima si esprima attraverso le immagini dell’inconscio collettivo, gli archetipi, e sia fortemente connessa al mito attraverso cui si manifesta mentre l’immaginazione diventa strumento di lavoro analitico.

C’è un passaggio nell’opera “Re-visione della psicologia” del 1975, in cui Hillman scrive: “La terapia, o l’analisi, non è solo qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti, essa è un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell’anima, negli sforzi per capire le nostre complessità, negli attacchi critici, nelle prescrizioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi. Nella misura in cui siamo impegnati a fare anima, siamo tutti, ininterrottamente, in terapia.“

Ritiro intensivo di formazione in psicogenealogia e costellazioni familiari immaginali

Cosa significa Immaginale?

Il termine “” fa riferimento sia ad un approccio filosofico e psicologico definito filosofia e dell’ o psicologia archetipica, sia al metodo simbolico- che ho appreso direttamente alla Scuola di Selene Calloni Williams, allieva di Hillman, che ha integrato i principi della immaginale con i rituali e le pratiche psicocorporee delle tradizioni tantrico-sciamaniche e della tradizione buddhista Theravada.

Prima di parlare dell’approccio immaginale può essere utile comprendere quali sono le differenze tra immaginale e immaginazione. Il primo a usare il termine “mundus imaginalis” fu Henry Corbin, uno tra i massimi orientalisti del Novecento, filosofo e storico delle religioni. La sua opera ha esercitato un’influenza profonda ben oltre il confine degli studi specialistici e le sue opere hanno favorito il dialogo tra le diverse culture e, soprattutto, tra Occidente e Oriente. Uno dei più importanti contributi all’immaginazione portati da Corbin, è stato quello di definire meglio il termine da un punto di vista ontologico. Infatti la parola “immaginazione” prende origine nel termine sufi “himma”, il cui significato tradotto è “il potere creatore del cuore” che Hillman definisce “il pensiero del cuore”.

Corbin, consapevole della confusione insita nella parola italiana e nella sua storia, ha cercato di sostituire il termine “immaginazione” con il termine “immaginale. L’immaginazione quindi non è soltanto una funzione del pensiero ma il luogo di incontro della realtà esterna, concreta e tangibile, con la realtà interna, invisibile e intangibile. L’immaginazione è il mezzo attraverso cui queste due realtà comunicano tra loro. Questo recupero etimologico restituisce l’immaginazione al suo regno originario, quello del cuore. Nelle tradizioni sapienziali e spirituali antiche l’anima selvaggia, l’io istintuale, si esprime nell’immaginale o “liminale” la zona tra inconscio e conscio dove immaginazione e realtà operano congiuntamente. In questo “luogo”, che è un non luogo, troviamo i simboli e gli , che sono le forme dell’esperienza umana.

La visione immaginale attinge e si ispira alle tradizioni psicologiche immaginali occidentali e orientali. Prende le sue radici dalle tradizioni spirituali, i rituali sciamanici delle tribù animiste, la mitologia greca, l’arte, la letteratura, la poesia, l’ecologia profonda. L’efficacia del nuovo paradigma è nella sua capacità di stimolare una percezione differente degli eventi, considerando la realtà come una proiezione della propria psiche e trovando in se stessi le risorse per agire costruttivamente su questa. Quindi utilizzare un approccio immaginale significa, in primis, lavorare con le immagini. Questo lavoro può essere fatto secondo differenti modalità: da una parte attraverso l’arte e dall’altra attraverso un lavoro più introspettivo e psicologico.

Nella mia pratica professionale, partendo dalla mia formazione ed esperienza in ambito artistico, accompagno le persone in questo lavoro introspettivo e creativo attraverso le immagini che emergono dal colloquio clinico e dalle esperienze immersive con la realtà virtuale, sia dagli esercizi che assegno a casa come la pratica della meditazione, la di un romanzo, nella scrittura o nella costruzione di un ruolo teatrale o attraverso la visione di una sequenza cinematografica.

 

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Chi siamo Tiziano Cerulli

Psicologo e Istruttore di mindfulness ad approccio immaginale

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