Cos’è la teatroterapia?

La teatroterapia viene definita come la messa in scena dei propri vissuti, nel contesto di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica che derivano dall’arte dell’attore. Walter Orioli, e teatroterapeuta, la definisce come una disciplina che, operando nello spazio intermedio tra arte teatrale e terapia di gruppo permette di avere una maggiore conoscenza di se stessi partendo dalle proprie emozioni e dalla loro espressione corporea.

Il termine “terapia” viene usato nel suo significato etimologico di sostegno e come processo di salutogenesi. L’obiettivo di una seduta di teatroterapia è quello di equilibrare il rapporto tra la dimensione corporea, emotiva e cognitiva nella relazione con se stessi e con gli altri. 

Le possibilità offerte dalla creazione e dall’interpretazione dei ruoli, combinate alle conoscenze e competenze della psicologia, consentono attraverso la messa in scena di parti profonde dell’identità individuale, di superare periodi di disagio, sviluppare delle strategie di coping e accedere a risorse interiori fondamentali per il proprio benessere psicologico aprendo nuove vie ad esperienze di trasformazione interiore.

Drammaterapia e Teatroterapia 

La drammaterapia è una metodologia attiva ed esperienziale, mirata a facilitare la capacità del partecipante di raccontarsi, risolvere problemi, stabilire delle mete, esprimere emozioni in maniera appropriata, approfondire ed estendere l’esperienza del proprio mondo interiore, migliorare le competenze e i rapporti interpersonali e rafforzare la flessibilità nel rappresentare ruoli nella vita personale, al tempo stesso accrescendo la flessibilità tra ruoli.

Ho appreso le tecniche della drammaterapia direttamente dal Maestro Salvo Pitruzzella, il maggiore esperto di drammaterapia in Italia e direttore della Scuola triennale di Drammaterapia presso il Centro ArtiTerapie di Lecco.

Questa disciplina trova le sue radici nel teatro come rito e nella sperimentazione di diverse tecniche drammatiche e corporee integrate con elementi tratti da alcuni approcci psicologici.

L’esplorazione guidata della “realtà drammatica” consente ai partecipanti di lavorare su diversi fattori “terapeutici” e di crescita personale: 

  • Sperimentare nuove possibilità di essere e una ristrutturazione del repertorio dei ruoli;
  • Lo sviluppo della creatività e dell’immaginazione;
  • L’espressione e il contenimento delle emozioni;
  • La creazione di un “Io osservatore”;
  • Il potenziamento delle abilità comunicative e sociali.

In particolare attraverso il metodo della “tassonomia dei ruoli” di Robert Landy, i ruoli scelti tra quelli che si presentano in varie forme nel teatro occidentale e che si manifestano nella quotidianità come tipici diventano contenitori simbolici dell’esperienza e strumento per stimolare la capacità di leggere e reinventare la realtà quotidiana.

L’approccio archetipico e al teatro

Negli ultimi anni mi sono occupato della diffusione di un percorso elaborato da Salvo Pitruzzella per esplorare la struttura narrativa del mito, attraverso la creatività drammatica e la scrittura.

Secondo Jospeph Campbell (1949) Il Viaggio dell’Eroe è la narrativa originaria, il “monomito” da cui si dipartono tutte le altre (miti, fiabe, leggende). Questa struttura rispecchia il viaggio nella vita di ogni individuo. Ma soprattutto rappresenta un archetipo della trasformazione: l’eroe ritorna dal suo viaggio cambiato e pronto per una nuova fase dell’esistenza.

Esplorando la struttura narrativa del mito attraverso le tecniche drammatiche e la scrittura creativa integrate ad alcune pratiche di consapevolezza ogni partecipante ha l’occasione di scrivere e drammatizzare la sua storia, utilizzando spunti autobiografici rielaborati attraverso il lavoro immaginativo ed espressivo di gruppo.

Clicca qui per leggere una mia intervista sulla teatroterapia. 

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