Bellezza collaterale: accettare la precarietà della vita

LA TRAMA DEL FILM

Collateral Beauty è un film del 2016 diretto da David Frankel. La storia e’, in sintesi, questa: Howard Inlet, dirigente pubblicitario è clinicamente depresso con tendenze suicide e si è isolato dopo la morte tragica della sua giovane figlia di sei anni per una rara forma di tumore. I suoi amici e colleghi Whit Yardshaw, Claire Wilson e Simon Scott, che lui ha allontanato, preoccupati per la sua salute mentale e per il futuro della loro azienda che è ormai sull’orlo del fallimento, decidono come ultimo disperato tentativo di vendere l’azienda. A questo scopo assumono un investigatore privato, Sally Price, per acquisire la prova che Howard non è in grado, a causa del lutto, di gestire la società e l’unico modo per poter vendere, essendo socio di maggioranza e contrario alla vendita.

Sally scopre delle lettere che Howard ha scritto direttamente a “Amore”, “Tempo” e “Morte” e, di conseguenza, gli amici e soci in affari decidono di assumere tre attori – Aimee, Raffi e Brigitte – che impersonando “Amore”, “Tempo” e “Morte”, incontreranno Howard rispondendo alle sue lettere. Sally registrerà un video di questi incontri cancellando digitalmente le sagome dei tre attori per far apparire Howard mentalmente disturbato e poter permettere ai soci di vendere la società.

Mentre preparano il loro ruolo, Aimee, Raffi e Brigitte trascorrono del tempo con Whit, Claire e Simon, che stanno attraversando problemi personali nella propria vita e, oltre a lavorare per loro, i tre attori li spingeranno a risolvere le loro situazioni di vita invece di preoccuparsi solamente del futuro dell’azienda e del caso di Howard.

Nel frattempo Howard ha iniziato, non con una certa resistenza, a frequentare un gruppo di sostegno al lutto facendo amicizia con Madeleine, una donna divorziata che ha perso la figlia Olivia per un tumore al cervello e che mostra a Howard una nota del marito consegnatale il giorno del divorzio, in cui scrive “se solo potessimo essere di nuovo estranei“; Madeleine dice a Howard che suo marito è riuscito a realizzare il suo desiderio. Contemporaneamente i tre attori, nel ruolo dell’amore, del tempo e della morte si confrontano con Howard e provano a smuoverlo dalla propria condizione di sofferenza. Lui reagirà distruggendo tutte le teorie che gli verranno presentate, solo Aimee riesce a indicargli con la logica che deve permettere all’amore di entrare nuovamente nella sua vita, in quanto esso è presente in ogni cosa e non si può vivere senza. Howard si sente motivato a raggiungere Madeleine e lei le parla del giorno in cui Olivia è morta, dicendogli che una donna anziana in ospedale le aveva parlato della “Bellezza Collaterale”: la bellezza che è in ogni cosa e che circonda ogni uomo.

Il giorno seguente Howard partecipa ad una riunione con il consiglio di amministrazione in cui gli amici, e soci d’affari, Whit, Claire e Simon presentano le immagini ritoccate dei suoi incontri con i tre attori. Howard si rende conto che quel video lo fa apparire inadatto a gestire gli affari della società e di non essere mentalmente sano, ma si sente di esprimere la sua gratitudine per tutto quello che i suoi amici hanno fatto per lui. Aimee, Raffi e Brigitte ricevono il pagamento offerto da Claire per i loro servizi.

La vigilia di Natale, Howard si presenta a casa di Madeleine, e guardandosi intorno si accorge che Madeleine stava piangendo rivedendo un video di sua figlia con il padre. Madeleine ripete il nome della figlia e la malattia che l’ha portata alla morte e chiede a Howard di fare lo stesso, ripetere il nome della figlia, ma lui non riesce. Così scopriamo, alla fine del film, che Olivia fosse anche la figlia di Howard, che aveva proprio finto di essere un estraneo con la moglie come aveva promesso nel biglietto. Rivedendo il video, finalmente riesce a elaborare la precoce scomparsa della figlia e ad accettare la sua morte ricordando il suo amore per lei.

L’ARCHETIPO DELLA MORTE

La morte fa parte della vita, quella biologica, ma esiste anche una morte psicologica ed è quella che sperimentiamo tutti nel corso della nostra esistenza quando ci confrontiamo con questo archetipo. Nell’immagine dei tarocchi viene chiamato “l’arcano senza nome” perché in realtà esso ha come controparte la rinascita. Morte e rinascita sono due connessi dal punto di vista biologico e psicologico. I simboli usati, nella nostra tradizione occidentale, per rappresentare il ciclo di morte e vita sono diversi. Uno fra tutti è l’Uruboro, il serpente che si morde la coda che ci rimanda al fluire degli eventi che, nella tradizione orientale, dove è contemplata la reincarnazione, la vita non ha una fine, non è lineare, ma è circolare. Nel Bardo Tödröl Chenmo, il libro tibetano dei morti, vengono descritte le esperienze che l’ cosciente vive dopo la morte, o meglio nell’intervallo di tempo che, secondo la cultura buddhista, sta fra la morte e la rinascita. Questo intervallo si chiama, in tibetano, bardo e contiene anche capitoli riguardanti i simboli di morte, i rituali da intraprendere quando la morte si avvicina, o quando ormai è avvenuta.

La rinascita psicologica è collegata all’accettazione del fatto che alcuni aspetti della nostra vita devono e possono essere lasciati andare per compiere il nostro cammino e crescere interiormente. La forza simbolica di questo archetipo allora si esprimono nella possibilità della trasformazione: l’individuo cambia, evole, si trasforma. Confrontarsi con l’immagine della morte significa allora esorcizzare le nostre paure ma acquisire consapevolezza che la nostra vita non è eterna e cercare di dare un senso alla nostra vita. 

DIALOGARE CON LE IMMAGINI: UN’ELABORAZIONE DEL LUTTO

Per Elisabeth Kübler Ross la psichiatra svizzera specializzata negli studi sulla morte, ogni persona attraversa diverse fasi del lutto, senza necessariamente viverle nello stesso ordine. Anche la durata di ogni fase varia a seconda della persona. La teoria di Elizabeth Kubler-Ross classifica in 5 fasi principali il percorso attraverso il quale una persona affronta il lutto e la perdita di una persona amata: il rifiuto, la rabbia, la fase della contrattazione, la depressione e l’accettazione. Nel film possiamo vedere come Howard le attraverso tutte anche se non necessariamente in questo ordine.

L’amore, la morte e il tempo si presentano ad Howard per parlargli ma lui non è in grado di ascoltarli. Questo accade continuamente. Quando gli eventi si presentano nella nostra vita fuggiamo dalla sofferenza e dal dolore perché sono spesso insopportabili da sostenere. I bambini invece vedono l’ in tutto, fanno vivere le cose, vedono le forme nelle nuvole, parlano con gli animali e gli oggetti. Noi adulti abbiamo dimenticato come si dialoga con le immagini. Roba per bambini pensiamo. I folli invece non si pongono il “problema” ma se ciò che chiamiamo “normalità” fosse invece follia e invece i cosiddetti folli, come i bambini, fossero “normali”? Crescendo ci fossilizziamo sulla logica e non utilizziamo più l’immaginazione e cosi crediamo passivamente alle immagini desolanti, stereotipate, prive di anima che la società veicola attraverso i mass media. Questa programmazione priva la nostra vita di Eros che e’ prima di tutto creatività e generatività.

Lo psicoanalista James Hillman sostiene che il contatto con la morte cercato dai giovani è un atto vitale e al contrario prenderne le distanze è un atto di negazione, un atto, per usare i suoi termini, saturnino. Quello che i giovani cercano di realizzare è il desiderio di una vita che sia in contatto con la morte – perché una vita non in contatto con la morte è mortale, moribonda. E questo è ciò che traspare dai sistemi di assicurazione e sicurezza che incontriamo nelle immagini senili della società politica. Se cerchiamo la morte nella nostra società, è un errore cercarla nei giovani, dobbiamo cercarla negli anziani e nella loro volontà di avere il controllo su tutto, che è il lato Saturno della vecchia generazione, della mia generazione”.

Quando mi chiedono una consulenza propongo alla persona di scrivere una lettera a qualcuno o qualcosa o di parlare con i propri personaggi interiori, con i propri “demoni”, mettendoli in scena. Imparare a dare vita, a incarnare, ciò che ci abita, scendendo nel nostro mondo infero, ci aiuta a prendere contatto con le immagini interiori che sono idee, eidola, archetipi.

Il cinema e il teatro possono essere “terapeutici” perché ci ricordano che possiamo recuperare un processo attivo: quello di imparare a vedere la “bellezza collaterale” negli eventi della vita come fanno i bambini e i “pazzi”. Perché anche dietro a quello che ci appare come un dolore impossibile da superare si nascondono risorse e lezioni preziose. Ed è proprio nella scena finale del film che ci viene mostrato nuovamente il flashback all’ospedale dove veniamo a conoscenza che la signora anziana è in realtà Brigitte. Mentre Howard e Madeleine camminano in un parco mano nella mano, Howard si accorge della presenza dei tre attori, Aimee, Raffi e Brigitte, che orgogliosamente li osservano. Madeleine si volta a guardare ciò che l’ex marito sta fissando ma non vede nessuno. Il regista ci lascia con un quesito senza risposta: i tre attori se n’erano già andati o forse erano veramente “Amore”, “Tempo” e “Morte”?

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Chi siamo Tiziano Cerulli

Psicologo e Istruttore di mindfulness ad approccio immaginale

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