Sono nato a Torino il 30 gennaio del 1975 da mamma sarda e papà piemontese e all’età di 5 anni mi sono trasferito in Sardegna dove mi sono formato e attualmente vivo e lavoro. Da bambino mi esprimevo soprattutto attraverso il disegno perché non riuscivo a esternare le emozioni con le parole. Ero un bambino introverso ed emotivo che passava molto tempo da solo o giocando insieme alle bambine invece che con gli altri bambini e questo mi faceva sentire discriminato. Credo sia stato allora che ho incarnato per la prima volta l’archetipo dell’orfano. Anche se avevo una famiglia “normale” sperimentavo una grande paura dell’abbandono. Durante la mia infanzia ho sofferto moltissimo per la mia “diversità” e per aver subito, per anni, violenze fisiche e verbali e dinamiche di bullismo soprattutto nel contesto scolastico che hanno inciso successivamente sulla mia autostima.

 

 

Alla fine delle scuole elementari, su invito della mia maestra, fu detto ai miei genitori che ero particolarmente portato per l’espressività artistica. Ho sempre amato l’arte pittorica che si esprime attraverso le immagini. Fu allora che decisi che sarei voluto diventare un artista e ho iniziato a esprimere la mia irrequietezza interiore  e le mie emozioni nel disegno iscrivendomi al Liceo Artistico di Cagliari. Fu la prima volta che, stanco di sentirmi debole ed emarginato dagli altri, indossai la mia prima “maschera”, quella che lo psicoanalista C.G. Jung chiama “Persona”. Se fino ad allora mi ero sentito fragile, vulnerabile, un “perdente” ora dovevo essere un “vincente” incarnando l’archetipo del guerriero. E fu in quel contesto, per me nuovo, che mi trovai a mio agio in mezzo a persone più simili a me. Come Dorothy, la protagonista del Mago di Oz, avevo intrapreso il mio cammino sulla strada dei mattoni gialli per arrivare alla Città di Smeraldo. Quella città, per me che arrivavo dalla provincia, era Cagliari che allora mi appariva una città sconfinata.  

 

 

L’adolescenza è stato un periodo difficile ma fu allora che scoprì la passione per la letteratura e la scrittura attraverso le prime letture non scolastiche e le centinaia, forse migliaia, di lettere che scrivevo frutto della corrispondenza con persone sparse in Italia e nel mondo in cui, come in un processo terapeutico, raccontavo di me e della mia sofferenza, nutrendomi anche delle storie di sofferenza raccontate dagli altri. Si parlava di musica, di teatro, di arte ma soprattutto si raccontavano le proprie emozioni, i problemi, i “demoni” che dovevamo affrontare nel nostro viaggio. Questo mi ha permesso di affinare la mia capacità di raccontarmi, ma soprattutto di ascoltare le sofferenze narrate dagli altri. Demetrio (1996) sostiene che attraverso la scrittura, tenendo un diario, in momenti particolari della nostra vita, si  sperimenta un sentimento di quiete, ordine interiore, e che l’autobiografia ha un potere curativo. La nostra autobiografia, in fondo, non è tanto legata con la nostra vita reale, bensì col modo con cui noi la immaginiamo e ce la raccontiamo. Stavo iniziando ad sperimentare l’archetipo del creatore.

 

Laboratorio Teatrale Alkestis – Foto di Matteo Zanda

 

In quegli anni la mia timidezza e la mia profonda insicurezza si trasformarono progressivamente in un disturbo d’ansia sociale e in profonde crisi depressive. L’ansia e la depressione sono state mie compagne per i primi trent’anni della mia vita. Non riuscivo ad accettarmi e immaginavo spesso il mio suicidio ma per quanto disperato e vicino al baratro non mi sono mai buttato da quel baratro. La frase di Nietzche: “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”? è la sintesi del mio lavoro di ricerca interiore iniziato a soli 17 anni quando mi chiudevo nella mia stanza e i miei unici “amici” erano i miei libri, i miei dischi e la mia penna. Ho scrutato nell’abisso fino a perdermi dentro e sentire di non avere una via d’uscita. Prima ancora di incarnare il creatore dovevo passare dall’archetipo del distruttore e ricostruire una nuova identità. L’arte, la musica, la danza, la scrittura mi hanno “salvato” la vita.

 

Uomo Massa – Foto di Giorgio Russo

Dopo la maturità artistica mi sono avvicinato, per curiosità, ma soprattutto con la determinazione di superare la mia timidezza, al mondo del teatro a cui sono stato “iniziato” da Filomena Campus jazz performer e regista teatrale. Con lei feci il mio primo laboratorio teatrale e andai in scena affrontando i miei “demoni”. Ricordo che mi sudavano le mani, il cuore batteva a mille, e il mio stomaco brontolava ma fui così folgorato da questa esperienza così intensa, dalle luci puntate su di me, la gente che mi guardava e mi ascoltava che, negli anni successivi, mi dedicai con passione allo studio dell’Arte drammatica e iniziai a lavorare sul palco prima come allievo e negli anni successivi mi si presentò l’occasione di lavorare come attore professionista collaborando con diverse compagnie teatrali sarde. L’archetipo dell’amante stava iniziando a emergere indicandomi che la via verso Oz era ancora di più all’interno del mio teatro psichico. Fare teatro mi ha insegnato a prendere contatto ed esprimere le mie emozioni attraverso il corpo e la voce, ad affinare le mie capacità immaginative e creative, ma soprattutto ad esprimere me stesso, superando la timidezza, e senza la paura del giudizio degli altri. Un nuovo me iniziava a prendere forma ogni volta che interpretavo un personaggio diverso e scoprì sulla mia pelle che il teatro era una vera forma di terapia! 

 

Uomo massa
Foto di Giorgio Russo

Già dai primi anni dopo il diploma avevo iniziato a leggere testi di psicologia: dalle opere di Freud e Jung fino ai manuali di auto-aiuto (self help) e appresi che diversi attori famosi si definivano “timidi” e che l’ansia sociale poteva essere “curata” attraverso il teatro. Queste letture mi aiutarono a comprendere meglio alcune dinamiche psicologiche e a convincermi che la nostra mente aveva un potere enorme e fosse la chiave per aprire scrigni interiori e trovare tesori nascosti dentro di me: le sofferenze vissute da bambino, che mi portarono a sentirmi “sbagliato” mi spinsero a voler conoscere meglio questa disciplina per conoscermi meglio e potere, un giorno, aiutare gli altri. In realtà la mi ha insegnato molto di più. Mi ha aiutato a sviluppare uno sguardo più ampio e complesso verso il mondo. 

 

Nel ruolo di Padre Giulio per Il Commerciante di Destini – Salto del Delfino Teatro Studio (Foto di Giorgio Russo)

A 24 anni, mentre mi dedicavo al teatro, decisi di intraprendere il percorso accademico convinto dalla mia migliore amica a iscrivermi alla facoltà di di Cagliari. “Tu devi fare lo psicologo” mi disse. Era il 1998 e iniziava una nuova fase della mia vita. Una fase in cui organizzavo il mio tempo e le mie energie tra i laboratori teatrali, le lezioni universitarie e i lavoretti per mantenermi gli studi. I miei genitori si erano separati qualche anno prima e questo evento doloroso cambiò molti aspetti delle nostre vite. Uno di questi era quello di non poter contare sulla mia famiglia per mantenermi gli studi. Sono stati anni di grandi difficoltà, paure e insicurezze, conflitti interiori e momenti di sconforto in cui l’ansia e la depressione tornavano spesso a trovarmi. Inoltre fino a quel momento avevo vissuto da solo la mia vita, pochi amici, poche e soprattutto dal terrore dell’altro sesso e di una relazione affettiva. Nei laboratori teatrali, ora che il liceo era finito, incontrai persone più simili a me, con cui potevo parlare, ridere e condividere il mio essere ma conobbi anche il mio primo amore. La mia prima esperienza relazionale importante che terminò dopo tre anni e mezzo facendomi cadere in un buco ancora più profondo. 

 

Laboratorio di Teatroterapia “Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino diretto da Nicola Michele

Fu in quei momenti difficili che mi rivolsi alla psicoterapia anche se avevo già preso parte in passato a numerosi laboratori di arteterapia. E furono anche gli anni in cui iniziai ad avvicinarmi alla filosofia orientale e alla spiritualità frequentando la Scuola di meditazione di Padre Piras a Cagliari. Successivamente, dopo varie esperienze nell’ambito degli ambienti olistici, dalle meditazioni attive di Osho agli esercizi di ricordo di sé della Quarta Via di Gurdjieff fino alla pratica dell’Hata Yoga, sono approdato, dapprima presso una scuola di consapevolezza in cui leggevamo testi di teosofia e praticavamo diverse forme di meditazione e qualche anno dopo all’Istituto Sales del Dott. Enrico Loria dove ho fatto un percorso di psicoterapia di gruppo integrato alla meditazione cristiana. Esperienze che mi hanno profondamente cambiato aiutandomi a trovare connessioni tra le filosofie orientali e la occidentale. 

 

Teatro
Padre Giulio nel commerciante di Destini di Nicola Michele – Salto del Delfino teatro studio

Nel mentre mi sono laureato, con tanta fatica, presentando una tesi sul teatro come terapia e specializzandomi contemporaneamente in questa disciplina con il “Maestro” di drammaterapia Salvo Pitruzzella, da cui ho appreso un metodo di lavoro, e con il sostegno della mia docente di tesi e responsabile del mio tirocinio la Dott.ssa Stella Conte ho imparato a essere “paziente” prima ancora di diventare psicologo, spettatore ancora prima che attore, perché credo che non si possa aiutare realmente nessuno senza aver prima esplorato il proprio vissuto e avviato un percorso che ci aiuti a metterci nei panni dell’altro. Ho imparato attraverso la teatroterapia a pensare meno e a sentire di più e a vivere maggiormente il presente. Questa consapevolezza è arrivata anche grazie agli anni dedicati al lavoro dell’attore e alla pratica della mindfulness. Nel 2017 dopo aver incontrato a Milano, tramite un amico, Selene Calloni Williams sono stato “iniziato” alla meditazione buddhista theravada e allo yoga sciamanico e ho deciso di iscrivermi alla Scuola di counselling per approfondire la teoria del “Fare Anima” dello psicoanalista e saggista James Hillman di cui Selene è stata allieva diretta. In quel momento ho cominciato ad entrare in contatto con l’archetipo del Mago e ho compreso che Oz è dentro di noi, che le persone che incontriamo nel nostro percorso, come lo spaventapasseri, l’uomo di latta o il leone codardo del famoso romanzo e film sono infine aspetti della nostra psiche. 

 

Teatro
L’Ufficiale in Uomo Massa – Theandric Teatro Non violento (foto di Giorgio Russo)

In ogni relazione, anche di cura, non c’è nulla che si possa fare se non si parte dal presupposto che non abbiamo il compito di “curare” l’altro, bensì di prenderci cura della sua storia per accompagnarlo, traghettarlo, nel suo cammino verso il “fare anima” e nella costruzione di una nuova storia da raccontare e un nuovo personaggio da mettere in scena nella vita. Sono arrivato a comprendere che siamo abitati da tante immagini, tanti personaggi, ma incarniamo sempre gli stessi ruoli e abitiamo le stesse immagini. Solamente  affidandoci a qualcuno che può indicarci la strada possiamo tornare a quello stato di gioia e di libertà che è caratteristico dell’archetipo del folle. Solo conoscendo le nostre immagini interiori e abitando immagini diverse possiamo trovare quella libertà anche all’esterno. Se è vero come diceva Osho che: “per essere mentalmente sani bisogna attraversare diverse follie” questo è stato il mio percorso ed è ciò che, oggi, aiuto a fare ai miei clienti. 

 

 

 

 

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