L’Enneagramma Immaginale – L’Archetipo dell’Alleato Insicuro (ET6)

Scenari d’infanzia: come nasce uno scettico 

“I miei genitori erano entrambi alcolizzati  e si sentivano dei falliti. C’erano un sacco di sotterfugi riguardo alle bottiglie nascoste e un mare di menzogne. Era meglio che tenessi per me le notizia cattive, perché per loro sarebbero state solo un peso in più e non avrebbero saputo come aiutarmi. (…) Non ero al sicuro né per strada nè a scuola, perché dovevo guardarmi da tutti.”

H. Palmer – L’enneagramma: la geometria dell’anima pag. 198 (Edizioni Astrolabio)

 

Questo breve monologo preso dal testo della Palmer descrive quel processo per cui un bambino perde la fiducia nell’autorità e in chi la rappresenta. Durante la sua infanzia l’autorità non era sempre negativa ma lo era abbastanza da rendere impossibile l’affidarsi ad essa.

I tipi Sei si ricordano di quando, non potendo agire per il loro interesse, erano costretti ad aspettare che qualche superiore lo facesse e questo aiuto spesso non arrivava. Non hanno ricordi positivi di equilibrio nel comportamento dei genitori nel sistema premio e punizione che hanno
dovuto subire. Il genitore è percepito come squilibrato e abbastanza imprevedibile. La reazione del bambino era quella di tentare di percepire l’umore e la reale intenzione del genitore
indipendentemente dalla quantità di informazioni che quest’ultimo fornisse.

E’ chiaro che in mancanza di informazioni univoche il bambino compensi questa carenza di dati con la fantasia e l’immaginazione cercando di vedere tutto il puzzle con pochi pezzi e poi, addirittura, anche senza alcun pezzo. Anche qui vi è una omissione del piacere dalla vita del bambino.

Il piacere è dato dalla illusione paranoide di poter scoprire le intenzioni nascoste degli altri e di poterli quindi anticipare. Il piacere vero, sereno, è un lusso che il bambino dalla struttura paranoica non si può permettere. Tutti questi problemi derivano da una forte insicurezza nei confronti del riconoscimento della propria posizione. Questa situazione assai instabile viene percepita
dal bambino interiore come terrorizzante.

Nella scena seguente del film “Genio ribelle” Will Hunting prende le distanze emotive e fisiche dalla ragazza che lo ama perché non fidandosi veramente di nessuno si riattiva la paura che prende origine in un passato fatto di abusi fisici ed emotivi. 

 

 

Come riconoscersi nel tipo 6

Beatrice Chestnut e Uranio Paes sostengono che il percorso che il tipo 6 deve percorrere parte dalla paura al coraggio. Per intraprendere questo viaggio verso il risveglio della coscienza, per il tipo 6, è necessario rendersi conto che le sue azioni sono motivate da fantasie che nascono dalle sue paure. E’ fondamentale riconoscere che i loro schemi mentali sono alimentati dalla paura e la sfiducia negli altri e quanta attenzione mettono nel preservare la sensazione di sicurezza in un mondo che percepiscono pericoloso e che li porta a rimuginare sui problemi paralizzandoli nell’analisi mentale. 

Secondo questi due autori sei un tipo Sei se ti identifichi in tutti, o quasi, i seguenti tratti del carattere:

  • Concentri l’attenzione su rischi, pericoli e minacce.
  • Ti preoccupi eccessivamente di prevedere possibile pericoli per potervi evitare o poterli gestire.
  • Metti in dubbio automaticamente quello che ti viene detto e dici tutto il contrario.
  • Hai un atteggiamento vigile in modo da poter analizzare i potenziali problemi che ti rende più teso e ansioso della maggior parte delle persone.
  • Non ti fidi mai di nessuno e a volte neanche di te stesso.
  • Metti in dubbio tutto ciò che accade vedendo fregature, complotti e cospirazioni ovunque.
  • Cerchi di controllare ciò che succede nella vita immaginando tutti gli scenari possibili prima di entrare in azione e prepararti ad affrontarli.
  • Quando accade qualcosa di brutto tendi invece a sentirti calmo, preparato, e quando sei messo con le spalle al muro diventi coraggioso. 

Inoltre, i due autori, descrivono cinque meccanismi psicologici fondamentali automatici: 

  1. Bisogno di sicurezza.
  2. Bisogno di gestire i rischi. 
  3. Bisogno di sentirsi preparato.
  4. Mettere alla prova le persone e le circostanze.
  5. Problemi e conflitti con l’autorità.

Il tipo Sei è sfiduciato dalle motivazioni altrui e pensa che gli altri non dicano quello che in realtà, vogliono per cui si concentra sullo scoprire le reali motivazioni degli altri e ha bisogno di una forte figura protettiva. Che sia la chiesa, l’autorità costituita, un leader forte o una qualsiasi aggregazione che gli fornisca sicurezza, il bisogno di sicurezza diventa spesso bisogno di chiarezza.

Il tipo Sei affida la sua lealtà a situazioni in cui i ruoli sono chiari tipo ‘noi contro loro’, situazioni in cui si sacrifica anche il successo alla sicurezza della propria posizione nella guerra e, relativamente, diventa certa anche la posizione dell’avversario. Da questo meccanismo nasce la tendenza a battersi con impegno per cause che nascono perdenti o molto difficili: ‘Se io prendo questa posizione così sfavorevole chi sarà con me sarà veramente al mio fianco, senza brutte sorprese o tradimenti’.

Lo scettico teme di essere messo in una posizione di svantaggio, teme il tradimento dell’amico ed è convinto di poter leggere, da un’infinità di segnali, le reali intenzioni altrui. Per far questo, quando non trova elementi oggettivi, scatena una fervida fantasia. E’ capace di grande immaginazione e concentrazione, che poi sono entrambe caratteristiche di una mente impaurita e dei disturbi d’ansia o di panico. Il Sei può essere un fobico che tende a fare ‘fughe all’indietro’ oppure un contro fobico che invece tende a farle in avanti. Il contro fobico si getta volontariamente in imprese disperate, in azioni estreme, pur di fermare quell’inferno di fantasie terrorizzanti perciò se ha paura dell’altezza diventa paracadutista se ha paura del sangue, medico al pronto soccorso.

Quando si sentono minacciati intensificano l’esame dell’ambiente pur di trovare una traccia, anche un labile indizio, che confermi le intenzioni ‘maligne’ dell’altro. Nella scena seguente del film “Scarface” Tony Montana arriva negli Stati Uniti da Cuba, tentando si spacciarsi per prigioniero politico ma senza riuscirci. Inizia allora una inarrestabile ascesa nel mondo della malavita ma finisce per farsi “nemici” i suoi stessi sostenitori a causa del suo carattere paranoico.

 

 

Quando sono messi alle strette lavorano come treni e diventano simili alla tipologia Tre, l’ambizioso, capaci di fare le 6 del mattino rifinendo un lavoro che devono presentare alle 6 e 05. Essere costretti ad agire è per loro un gran vantaggio in quanto non devono più preoccuparsi di ispezionare intenzioni ma debbono produrre e basta e questo dà loro serenità perché l’obbligatorietà dell’azione è vista dal Sei non come un peso ma come una liberazione. Il pericolo ha su di loro lo stesso effetto.

Il loro grande problema è quando pensano. Se hanno tempo per pensare, allora la fantasia paranoide si impossessa di tutte le sceneggiature e i film interiori possono sfuggire di mano. 

La Palmer riporta un altro racconto di uno dei suoi pazienti: “Invece che alla corsa sociale mi diedi alle corse automobilistiche. Ero giovane e fu un vero amore. Niente è paragonabile a sei macchine da corsa che entrano in un rettifilo a trecento all’ora e a pochi centimetri di distanza l’una dall’altra. Stai rischiando la morte, ed era bellissimo sentirlo nel corpo, sentire che la mia vita era nelle mie mani. Essere così vicino alla morte mi faceva sentire tremendamente vivo. In pista non ho mai avuto paura, e neppure in certe occasioni in cui sono andato contro la legge. Ho paura quando le cose ristagnano“.

Lo psichiatra Claudio Naranjo, nel libro Gli enneatipi in psicoterapia, distingue il Sei in tre tipologie: il sottotipo sessuale, come il personaggio di Tony Montana, descrivendolo come attraverso “l’intimidazione per difendersi dalle fantasie paranoidi” si mostri aggressivo e risoluto nell’intento di mascherare la sua insicurezza, tramutando la paura che lo attanaglia nell’atteggiamento contrario; Il sottotipo autoconservativo invece sente un forte bisogno di rassicurazione, perciò si mostra un alleato amichevole e fidato per trovare sostegno e protezione nell’altro; Infine il sottotipo sociale si affida ad un’ideologia esterna cui fare riferimento per sganciarsi dalle sue idee personali che altrimenti lo renderebbero dubbioso, in quanto non si fida neanche di se stesso. Nel caso dei tipi Sei non è possibile parlare di un unico carattere, perché possono diversificarsi molto gli uni dagli altri, come risulta evidente dagli aspetti caratteriali dei  personaggi che abbiamo citato.

Riconoscere e affrontare l’Ombra

Una volta riconosciute le proprie caratteristiche il tipo Sei deve accettare e integrare il fatto che la paura guida la sua vita e determina la sua visione del mondo e degli altri. Questa consapevolezza lo aiuterà a entrare maggiormente in contatto con la fiducia, la forza e il coraggio che ha dentro di sé imparando a rilassarsi e diventando meno pessimista e dubbioso verso gli altri e verso la vita. 

 

 

L’Archetipo dell’Alleato Insicuro  

Secondo M. Pisione L’Eroe Tematico Sei è il personaggio cervellotico, guardingo e dubbioso verso gli altri e verso se stesso.

  • Pessimista, insicuro e pauroso. Di fronte al nuovo non riesce a non prefigurarsi qualche pericolo e chiedersi: “E se…?” Ne consegue una serie di congetture e previsioni pessimistiche sul suo futuro.
  • Spera di incontrare la verità assoluta che gli mostri la strada giusta e lo tranquillizzi, ma ogni risposta porta altre domande, che gli spalancano altre infinite possibilità negative che, pur non avendo nessuna attinenza immediata con la realtà, lo gettano nello sconforto e nel panico.
  • Ha due diversi atteggiamenti archetipali: può comportarsi da “fobico” rimanendo immobilizzato dalla paura o fuggendo dal pericolo o “contro fobico” gettandosi nell’azione in modo spericolato nel tentativo di placare l’ansia.

L’atteggiamento archetipale ambivalente dell’ET6 nasce dalla Paura Dominante dell’imprevedibilità degli altri e della vita. La sua è paura delle persone ma non volendo isolarsi perché riconosce di essere soggetto alla devianza come gli altri non si fida neanche del suo giudizio.

Come abbiamo visto nella sua infanzia è stato cresciuto da una figura autoritaria e imprevedibile che stabiliva per sè delle regole diverse da quelle degli altri esercitando un potere dittatoriale senza spiegarne le motivazioni e punendo il bambino. Per l’ET6 “Bene” e “Male” sono parti integranti della natura umana sempre in lotta senza che uno escluda l’altro.

La sua Forma Mentis spesso incoerente, illogica, e incomprensibile si sviluppa da una Visione del Mondo pessimistica in cui la cattiveria può sempre prendere il sopravvento sulla bontà, per cui è sempre spaventato e guardingo rispetto le motivazioni degli altri per sentirsi al sicuro.

Lo Status di Sopravvivenza dell’ET6 è quello di sentirsi al sicuro. Poiché non si sente mai sicuro di sé la sua Strategia Reattiva per placare l’ansia è affiliarsi, allearsi, a un gruppo consegnando la responsabilità delle sue scelte alla guida di un capo o un leader onesto, autorevole e benevolo.

Poiché la Paura è quella di perdere la guida esterna ed essere allontanato dal gruppo che lo mette al sicuro dalle incertezze del futuro e della devianza i suoi Superpower sono funzionali all’essere accettato da un’istituzione e riconosciuto come membro valido collaborando, diventando ligio al dovere, leale, serio ma spiritoso o se è contro fobico direttivo, ardimentoso e determinato.

Le Attività Prioritarie quindi sono il lavoro in team, la lealtà assoluta, la cooperazione e l’esecuzione di compiti. 

La sua Essenza Sacrificata è la fiducia in se stesso e nel proprio giudizio, e ovviamente negli altri, di cui sospetta sempre motivazioni nascoste. L’acquisizione della sua Qualità Chiave è il coraggio nell’affrontare le minacce esterne, persone deviate e prepotenti o le sue deviazioni interne.

L’ET6 è uno di quei personaggi di cui lo spettatore accetta battute e monologhi “tra sé”, gag comiche e movimenti facciali o smorfie terrorizzanti perché ne comprende l’ansia di elaborare ed esprimere le preoccupazioni.

L’ET6 fobico che non si getta nell’azione, non sceglie e non agisce si adatta al potere del più forte e finisce per apparire anche ai suoi occhi un codardo che deve lottare contro la sua natura e i suoi fantasmi per riuscire a comportarsi con ragionata decisione. La sua Esigenza Fondamentale sarà quindi, attraverso il coraggio, acquisire quella fiducia che lo condurrà all’autodeterminazione.

 

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Chi siamo Tiziano Cerulli

Psicologo e Istruttore di mindfulness ad approccio immaginale

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